Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/389

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
386

e la sua voce era piena di lacrime. Si rimise con un sorriso che domandava indulgenza e soggiunse:

— Oltre agli affari ci sono anche la caccia e la pesca! Quelle, quelle portano via tanto tempo.

Con una volubilità che mi stupì raccontò dei cibi prelibati che si mangiavano alla loro tavola in seguito alla caccia e alla pesca di Guido.

— Tuttavia vi rinunzierei volentieri! — soggiunse poi con un sospiro e una lagrima. Non si diceva però infelice, anzi! Raccontava che oramai non sapeva neppur figurarsi che non le fossero nati i due bambini ch’essa adorava! Con un po’ di malizia aggiungeva sorridendo che li amava di più ora che ciascuno aveva la sua balia. Essa non dormiva molto, ma almeno, quando arrivava a prender sonno, nessuno la disturbava. E quando le chiesi se davvero dormisse tanto poco, si rifece seria e commossa per dirmi ch’era il suo maggior disturbo. Poi, lieta, aggiunse:

— Ma va già meglio!

Poco dopo ci lasciò per due ragioni: Prima di sera doveva andar a salutare la madre eppoi non sapeva sopportare la temperatura delle nostre stanze munite di grandi stufe. Io, che ritenevo quella temperatura appena gradevole, pensai fosse un segno di forza quello di sentirla eccessivamente calda:

— Non pare che tu sia tanto debole, — dissi sorridendo, — vedrai come sentirai diversamente alla mia età.

Essa si compiacque molto di sentirsi designare come troppo giovine.

Io ed Augusta l’accompagnammo fino al pianerottolo. Pareva sentisse un grande bisogno della nostra amicizia