Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/401

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
398

Si approssimava l’epoca del bilancio ed io avevo molto da fare. Fu anzi quella l’epoca della mia vita in cui lavorai di più. Qualche giorno restai a tavolino persino per dieci ore. Guido m’aveva offerto di farmi assistere da un contabile, ma io non ne volli sapere. Avevo assunto un incarico e dovevo corrispondervi. Intendevo compensare Guido di quella mia funesta assenza di un mese, e mi piaceva anche dimostrare a Carmen la mia diligenza, che non poteva essere ispirata da altro che dal mio affetto per Guido.

Ma come procedetti nel regolare i conti, incominciai a scoprire la grossa perdita in cui eravamo incorsi in quel primo anno di esercizio. Impensierito ne dissi a quattr’occhi qualche cosa a Guido, ma lui, che s’apprestava a partire per la caccia, non volle starmi a sentire:

— Vedrai che non è tanto grave come ti sembra eppoi l’anno non è ancora finito.

Infatti mancavano ancora otto giorni interi a capo d’anno.

Allora mi confidai ad Augusta. Dapprima essa vide in quella faccenda solo il danno che ne avrebbe potuto derivare a me. Le donne sono sempre fatte così, ma Augusta era straordinaria persino fra le donne quando qui si doleva del proprio danno. Non avrei finito anch’io — essa domandava — con l’essere ritenuto un po’ responsabile delle perdite subite da Guido? Voleva si consultasse subito un avvocato. Bisognava intanto staccarsi da Guido e cessare dal frequentare quell'ufficio.

Non mi fu facile di convincerla ch’io non potevo essere tenuto responsabile di niente non essendo io altra cosa che un impiegato di Guido. Essa sosteneva che chi