Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/418

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

415

mancava d’importanza. Quale contabile sono un po’ tardo e non capisco le cose che quando le ho distribuite nei libri, nero sul bianco, ma mi pare che presto io abbia capito che il versamento che Guido esigeva da Ada non avrebbe mutate di molto le cose. A che serviva infatti di farsi fare un versamento di denari? La perdita così non appariva mica minore, a meno che Ada non avesse accettato di far getto del denaro in quella contabilità; ciò che Guido non domandava. La legge non si sarebbe mica lasciata ingannare al trovare che, dopo di aver perduto tanto, si voleva rischiare un po’ di più attirando nell’azienda dei nuovi capitalisti.

Una mattina Guido non si fece veder in ufficio ciò che ci sorprese perchè sapevamo che la sera prima non era partito per la caccia. A colazione appresi da Augusta commossa e agitata che Guido la sera prima aveva attentato alla propria vita. Oramai era fuori di pericolo. Devo confessare che la notizia, che ad Augusta sembrava tragica, a me fece rabbia.

Egli era ricorso a quel mezzo drastico per spezzare la resistenza della moglie! Appresi anche subito che l’aveva fatto con tutte le prudenze, perchè prima di prendere la morfina se ne era fatta vedere la boccetta stappata in mano. Così al primo torpore in cui cadde, Ada chiamò il medico ed egli fu subito fuori di pericolo. Ada aveva passata una notte orrenda perchè il dottore credette di dover fare delle riserve sull’esito dell’avvelenamento, eppoi la sua agitazione fu prolungata da Guido che, quando rinvenne, forse non ancora in piena coscienza, la colmò di rimproveri dicendola la sua nemica, la sua persecutrice, colei che gl’impediva il sano lavoro cui egli voleva accingersi.