Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/419

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Ada gli accordò subito il prestito ch’egli domandava, ma poi, finalmente, nell’intenzione di difendersi, parlò chiaro e gli fece tutti i rimproveri ch’essa tanto tempo aveva trattenuti. Così arrivarono a intendersi perchè a lui riuscì — così Augusta credeva — di dissipare in Ada ogni sospetto sulla sua fedeltà. Fu energico e quando lei gli parlò di Carmen, egli gridò:

— Ne sei gelosa? Ebbene, se lo vuoi la mando via oggi stesso.

Ada non aveva risposto e credette così di aver accettata quella proposta e ch’egli vi si fosse impegnato.

Mi meravigliai che Guido avesse saputo comportarsi così nel dormiveglia e giunsi fino a credere ch’egli non avesse ingoiata neppure la piccola dose di morfina ch’egli diceva. A me pareva che uno degli effetti degli annebbiamenti del cervello per sonno, fosse di sciogliere l’animo più indurito, inducendolo alle più ingenue confessioni. Non era io recente di una tale avventura? Ciò aumentò il mio sdegno e il mio disprezzo per Guido.

Augusta piangeva raccontando in quale stato avesse trovata Ada. No! Ada non era più bella con quegli occhi che sembravano spalancati dal terrore.

Fra me e mia moglie ci fu una lunga discussione se io avessi dovuto far subito una visita a Guido e Ada oppure se non fosse stato meglio di fingere di non saper di nulla e aspettare di rivederlo in ufficio. A me quella visita sembrava una seccatura insopportabile. Vedendolo, come avrei fatto di non dirgli l’animo mio? Dicevo:

— È un’azione indegna per un uomo! Io non ho alcuna voglia di ammazzarmi, ma non v’è dubbio che se decidessi di farlo vi riuscirei subito!

Sentivo proprio così e volevo dirlo ad Augusta. Ma