Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/425

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importanza per me per Ada e per Guido, ma prima di tutto per me stesso che compromisi una volta di più. Tanto importante fu quella frase che per lunghi anni ricordai come, con movimento trascurato, avessi mosse le labbra per dirla in quello stanzino buio in presenza dei quattro ritratti dei genitori di Ada e Guido sposatisi anch’essi fra di loro sulla parete. Dissi:

— Hai finito con lo sposare un uomo ancora più bizzarro di me, Ada!

Come la parola sa varcare il tempo! Essa stessa avvenimento che si riallaccia agli avvenimenti! Diveniva avvenimento, tragico avvenimento, perchè diretta ad Ada. Nel mio pensiero non avrei mai saputo evocare con tanta vivacità l’ora in cui Ada aveva scelto fra me e Guido su quella via soleggiata ove, dopo giorni di attesa, avevo saputo incontrarla per camminarle accanto e affaticarmi di conquistare il suo riso che scioccamente accoglievo come una promessa! E ricordai anche che allora io ero già reso inferiore per l’imbarazzo dei muscoli delle mie gambe mentre Guido si moveva ancora più disinvolto di Ada stessa e non era segnato da alcuna inferiorità se come tale non si avesse dovuto considerare quello strano bastone ch’egli si adattava di portare.

Essa disse a bassa voce:

— È vero!

Poi, sorridendo affettuosamente:

— Ma sono lieta per Augusta che tu sia stato tanto migliore di quanto ti credevo. — Poi, con un sospiro. — Tanto, che mi attenua un poco il dolore che Guido non sia quello che io m’aspettavo.

Io tacevo sempre, ancora dubbioso. Mi pareva che m’avesse detto che io fossi divenuto quello ch’essa si