Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/437

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sulla vecchiaia non significava altro che il mio timore che trovandomi in corsa traverso il tempo, non potessi più essere raggiunto dall’amore. Pareva gridassi all’amore: «Vieni, vieni!» Invece non sono sicuro di aver voluto quell’amore e, se v’è un dubbio, risulta solo dal fatto che so di aver scritto circa così.

Per Augusta feci una copia di quella lettera lasciandone fuori la disquisizione sulla vecchiaia. Essa non l’avrebbe intesa, ma la prudenza non nuoce. Avrei potuto arrossire sentendo com’essa mi guardava mentre io stringevo la mano della sorella! Sì! Io sapevo ancora arrossire. E arrossii anche quando ricevetti un biglietto di ringraziamento di Ada in cui essa non menzionava affatto le mie chiacchiere sulla mia vecchiaia. Mi parve ch’essa si compromettesse molto di più con me di quanto io mai mi fossi compromesso con lei. Non sottraeva la sua manina alla mia pressione. La lasciava giacere inerte nella mia e, per la donna, l’inerzia è un modo di consentire.

Pochi giorni dopo di aver scritta quella lettera, scopersi che Guido s’era messo a giocare in Borsa. Lo appresi per un’indiscrezione del sensale Nilini.

Io conoscevo costui da lunghi anni perchè eravamo stati condiscepoli al liceo ch’egli aveva dovuto abbandonare per entrare subito nell’ufficio di un suo zio. Ci eravamo poi rivisti qualche volta, e ricordo che la differenza del nostro destino aveva costituito nei nostri rapporti una mia superiorità. Mi salutava allora per primo e talvolta cercava di avvicinarmi. Ciò mi sembrava naturale, e invece m’apparve meno spiegabile quando in un’epoca che non so precisare, egli si fece con me molto altezzoso. Non mi salutava più e a