Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/461

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— Giacchè lo vuoi, accetto senz’altro e ti ringrazio. Ma faremo un contratto di società nuovo del tutto, perchè ognuno abbia quello che gli compete. Anzi se ci sarà lavoro e vorrai continuare ad attendervi, dovrai avere il tuo salario. Metteremo la nuova società su tutt'altra base. Così non avremo più da temere altri danni dall’aver occultata la perdita del nostro primo anno d’esercizio.

Risposi:

— Questa perdita non ha più alcuna importanza e non devi pensarci più. Cerca ora di mettere dalla parte tua nostra suocera. Questo e null’altro per adesso importa.

Così ci lasciammo. Io credo di aver sorriso dell’ingenuità con cui Guido manifestava i suoi più intimi sentimenti. Egli m’aveva tenuto quel lungo discorso solo per poter accettare il mio dono senz’aver da manifestarmi della gratitudine. Ma io non pretendevo nulla. Mi bastava di sapere che tale riconoscenza egli proprio me la doveva.

Del resto, staccatomi da lui, anch’io sentii un sollievo come se fossi andato appena allora all’aria libera. Sentivo veramente la libertà che m’era tolta per i propositi di educarlo e rimetterlo sulla buona strada. In fondo il pedagogo è incatenato peggio dell’alunno. Ero ben deciso di procurargli quel denaro. Naturalmente non so dire se lo facessi per affetto a lui o ad Ada, o forse per liberarmi da quella piccola parte di responsabilità che poteva toccarmi per aver lavorato nel suo ufficio. Insomma avevo deciso di sacrificare una parte del mio patrimonio e ancora oggidì guardo a quel giorno della mia vita con una grande soddisfazione. Quel de-