Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/462

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

459

naro salvava Guido e a me garantiva una grande tranquillità di coscienza.

Camminai fino a sera nella più grande tranquillità e così perdetti il tempo utile per andar a rintracciare alla Borsa l'Olivi cui dovevo rivolgermi per procurarmi una somma così forte. Poi pensai che la cosa non fosse tanto urgente. Io avevo parecchio denaro a mia disposizione e quello bastava intanto per partecipare alla regolazione che si doveva fare il quindici del mese. Per la fine del mese avrei provveduto più tardi.

Per quella sera non pensai più a Guido. Più tardi, e cioè quando i bambini furono coricati, m’accinsi varie volte a dire ad Augusta del disastro finanziario di Guido e del danno che doveva riverberarne a me, ma poi non volli seccarmi con discussioni e pensai sarebbe meglio mi riservassi di convincere Augusta nel momento in cui la regolazione di quegli affari sarebbe stata decisa da tutti. Eppoi mentre Guido stava divertendosi sarebbe stato curioso che io mi fossi seccato.

Dormii benissimo e, alla mattina, con la tasca non molto carica di denaro (ci avevo l’antica busta abbandonatami da Carla e che fino ad allora religiosamente avevo conservato per lei stessa o per qualche sua erede e qualche po’ di altro denaro che avevo potuto prelevare ad una Banca) mi recai in ufficio. Passai la mattina a leggere giornali, fra Carmen che cuciva e Luciano che s’addestrava in moltipliche e addizioni.

Quando ritornai a casa all’ora della colazione, trovai Augusta perplessa e abbattuta. La sua faccia era coperta da quel grande pallore che non si produceva che per dolori che le provenivano da me. Mitemente mi disse: