Pagina:Talbot - Metodo per eseguire sulla carta il fotogenico disegno, Milano, 1839.djvu/26

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cevere le immagini della camera oscura. Nell’eseguire questa operazione si scorgerà che i risultati sono qualche volta più, ed ora meno soddisfacenti in conseguenza di piccole, ed accidentali variazioni nelle impiegate proporzioni. Avviene qualche volta che il cloruro d’argento è disposto ad annerire da sè stesso senza alcuna esposizione alla luce. — Ciò dimostra che l’operazione di dargli la sensibilità era stata eccedente. L’oggetto è di approssimarsi a questa condizione il più possibilmente senza raggiungerla; talchè la sostanza debba essere in uno stato pronto a produrre l’effetto alla più leggiere estranea forza, e tale come per dargli una debole spinta col raggio paonazzo ancorchè molto attenuato. Avendo però disposto un numero di fogli di carta con una piccola differenza l’uno dall’altro nella composizione, ne tagliò un pezzo per ciascuno col marcarli esattamente, o numerarli, e li collocò da ogni parte ad una debole diffusa luce per circa un quarto d’ora. Allora se alcuno di loro, siccome frequentemente accade, offre un miglior vantaggio sopra gli altri, il sig. Talbot sceglie la carta che porta il corrispondente numero per disporlo nella camera oscura.

Quanto al secondo scopo — quella di fissare le immagini — il sig. Talbot osserva, che dopo aver fatta la prova coll’amoniaco, e con vari altri reagenti con alcuni imperfetti successi, il primo che gli diede un ottimo risultato fu l’iodio di potassa molto diluto con acqua. Se un fotogenico dipinto è bagnato con questo liquido un iodio d’argento è formato, che è assolutamente inalterabile alla luce