Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/11

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paolina. 11


collocato una parte de’ suoi affetti, e talora la più durevole, nel tetto che vi vide nascere, nell’albero del piccolo cortile, in un mobile antico della casa, in un abito, in un ornamento o in ogni altro oggetto che abbia più lungamente assistito alle molte vicissitudini della vostra esistenza? Ed è la confidenza di questi affetti che noi sogliamo chiedere a queste mute reliquie, come per mezzo d’una rivelazione intima e soprannaturale. — Chè se tutto l’universo ci parla tale linguaggio misterioso, e se in ogni punto della terra noi rinveniamo le traccie di coloro che ci hanno preceduti, il cuore umano non può appagarsi di questa rivelazione indistinta per quanto sublime, perché le sue facoltà sono limitate, ed esso tende assai meno alla società che alla famiglia.

Perciò il romanzo è più dilettevole della storia, perciò noi restiamo più commossi alla rappresentazione del dramma domestico che a quella delle grandi tragedie dei popoli, e le rovine d’una povera capanna sono talora più eloquenti dei ruderi di Eliopoli o di Palmira.

A ciò io pensava contemplando le mura sconnesse e diroccate di quell’antico quartiere, ove ogni pietra, ogni masso, ogni colonna parevano serbare in sè una storia tenera e confidente. — E chi può numerare quante generazioni d’uomini vi si fossero succedute fino ai giorni nostri, a quanti usi avesse servito, di quali avvenimenti fosse stato testimonio? — Eretto da Pietro Figini in memoria delle nozze di Giovanni Galeazzo Visconti con Isabella figlia di Giovanni re di Francia, e destinato a teatro di fasto e di mollezza, aveva giovato di poi ai calcoli dello speculatore, e i suoi arabe-