Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/88

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sciarmi in libertà: ho una sorella malata, che mi vuol molto bene, ed è sola; guai se quella poveretta conoscesse già questo fatto! Povera Marianna! aggiunse il giovine fra di sè, e si pose a riflettere con dolore alle conseguenze del disgraziato avvenimento.

A quella speranza di pronta libertà manifestata da Luigi, il delegato contrasse la muscolatura della faccia in un sorriso pieno e sonoro; poi, riprendendo, come per incanto, un aspetto truce e severo, e sollevandosi dalla sua sedia, e avanzandosi due passi verso l’interrogato:

— Signor Luigi *** tornitore; e se io vi dicessi che quest’arma vi appartiene, che quei vostri avversari sono due bravi figliuoli conosciutissimi per la loro condotta esemplare; due uomini di scuderia al servizio del conte F., che andavano in quel momento pei fatti loro a recare un messaggio del loro padrone; che per tutto ciò vi sono delle prove incontrastabili; che uno di essi riportò da voi due leggere ferite di coltello, e n’ebbe l’abito forato in più luoghi — che voi lo avete urtato col disegno di venire alle mani, perchè passaste una buona metà della giornata nell’albergo della Croce Bianca in uno stato di completa ubbriachezza, e che uscivate a quell’ora dalla casa d’una sgualdrina, e...

Ma Luigi, che si era a stento contenuto fino a questo momento, e si sentiva già tutto infiammato per l’enormità di quelle accuse, nell’ascoltare questa insultante allusione a Paolina, si sentì venire i bordoni alla testa, provò prima una confusione, uno sbalordimento, poi una specie di vertigine, e si pose ad urlare: