Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/133

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spettava che la strana viaggiatrice si decidesse a pagarlo e a discendere dal suo veicolo.

— La signora contessa Adriana Vianello a quest'ora non va disturbata — disse il portinaio con tono perentorio. — La signora contessa ha gente a pranzo e lei può tornare domani.

— Tornare domani? — esclamò la giovanetta con terrore. — Ma io sono la figlia della contessa Vianello!

Il portinaio cacciò la pipa nella tasca della giacca, portò l'indice della destra alla visiera lu cente del berretto gallonato, e trasse egli stesso dalla vettura la voluminosa valigia di cuoio nero eccessivamente rigonfia e molto malandata negli angoli.

— Ecco il vostro pagamento, secondo tariffa — disse poi, offrendo solenne una moneta al vet turino, il quale, per non cedere alla tentazione di rompere il manico della frusta sopra le spalle di quel padre eterno da strapazzo, spinse il cavallo a tutta corsa dalla parte di via Sallustiana.

— Sapevo che la signorina avrebbe dovuto arrivare — disse Giovanni col sussiego di un portinaio bene addentro nelle faccende de' suoi inquilini — ma non mi era stato precisato il giorno.

— Io scrissi ieii, e la mamma avrebbe dovuto ricevere questa mattina la mia lettera — rispose Flora, quasi scusandosi, e sempre più affascinata dai modi decorosamente amabili del portinaio, il quale spiegò con bonomia protettrice, indicando una grande cassetta di legno lucido, appesa nel l'atrio:

— Vede? La sua lettera starà ancora lì, nella boite, — e aprì bene la bocca per pronunziare