Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/144

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verso il volto di sua madre, che scrutava adesso, con occhio attento e serio tutta la persona della giovanetta.

Mail dubbio, serpeggiante nel cuore di Adriana, dileguò subito, ed ella riportò, dal rapido esame, sicura convinzione della purezza di sua figlia.

Vinta da un momento di commozione sincera, strinse nelle mani la testa di Flora e, baciandola sui capelli, mormorò con fugace melanconia:

— Quanto somigli a tuo padre! — Somiglio anche a te, mamma — disse Flora, soffusa di gentilezza, sotto la soave pres sione del bacio materno. — Sì, più ti guardo e più mi accorgo che, fisicamente, mi somigli molto — annuì Adriana, obbligando la giovanetta ad alzarsi, e traendola seco vicino allo specchio. — Sei bionda e bianca come me; hai gli oc chi azzurri come me; hai le mani piccole e i piedi sottili come i miei! Ma somigli a tuo padre nel carattere! Era tanto esaltato e sentimentale quel pover uomo! Rimasero di fronte allo specchio 1' una vicino all'altra; Flora pallida, sottile, alquanto rigida nella curva, simile a intatto giglio; Adriana si nuosa e morbida, simile a rosa baciata dal sole del meriggio e che esali pomposa il suo profumo più acuto. In quella, Camilla entrò, portando sul braccio l'unico vestito della signorina, trovato nella va ligia. — Nero anche questo?... — Adriana esclamò: — Hai fatto voto di vestir di nero eternamente? — Porto il lutto del nonno — osservò Flora, incrociando sul petto le braccia, perchè si vergo-