Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/146

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sulle gote ed essersi lasciate cadere alcune gocce di essenza di viola sui Capelli, prese per mano Flora e tornò in salotto, dove la sua apparizione venne accolta con esclamazioni di giuliva impa zienza.

— Andiamo, bestiolina — disse a Flora Adriana — bisogna che io ti presenti questi si gnori — e col braccio nudo infilato nel braccio della figliuola, con la persona molle abbando nata sull'esile personcina di lei, nominò succes sivamente gli ospiti, mitigando il sussiego della cerimonia coll'espressione del viso atteggiato a monelleria.

— L'onorevole Riccardo Montefalco, amico mio carissimo; il cavaliere Giorgio Gualterio con suo figlio Renato, miei coinquilini ed amici.

Flora, impacciata nella gonna troppo lunga, sentendosi istintivamente goffa sotto le nuove spoglie, non sapendo cosa dire, nè cosa fare, fis sava tutti con pupille dilatate, e la scura linea delle sopracciglia, che s'inarcava per l'intento stupore dello sguardo, la fossetta del mento, l'espressione meravigliata diffusa per tutto il volto, la facevano somigliare a una di quelle grosse bambole di cera che, esposte nelle vetrine, sem brano attendere, rassegnate, da qualche passante la spiegazione del perchè della loro muta esistenza.

L'onorevole Montefalco fu addirittura squisito di grazia e di cortesia.

Egli accennò appena a un inchino, prese nelle sue la mano della giovanetta, e, dopo averla stretta lungamente, disse con affettuosa condiscen denza:

--- Vedrà che noi diventeremo buoni amici, mia cara bambina.