Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/147

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Adriana ringraziò l'onorevole con tenero sor riso, mentre il cavaliere Gualterio, rivolte alla si gnorina alcune parole di circostanza, tornò ad oc cupare il suo posto, lasciando appartati Flora, Adriana e l'onorevole, il quale, evidentemente, doveva essere tormentato da un pensiero secreto, perchè la sua tonda faccia, chiazzata di rosso ai pomelli e tagliata a mezzo dai folti baffi bion dicci, non aveva la consueta espressione di tran quillità soddisfatta, e la bocca che, di solito, si apriva al riso beatamente sui denti larghi e com patti, rimaneva chiusa, quasi per trattenere l'im pazienza di una domanda.

Finalmente si decise a parlare, e, guardando, ostinato Adriana cogli occhi accesi e piccoli, chiese:

— L'appartamento non è grande, e vorrei sa pere come farete per mettere a posto questa bella bambina, mia cara amica!

— In modo assai semplice — rispose Adriana, scambiando con Riccardo un fugace sorriso d'in telligenza. - Farò cedere da Camilla alla mia bestiolina la stanza che rimane isolata in fondo al corridoio, e Camilla si adatterà a pre pararsi ogni sera un letto provvisorio nell'antica mera.

--· Magnificamente ideato — disse l'onorevole, atteggiando il volto a un riso della più perfetta soddisfazione. — E adesso, mia cara Adriana, mantenete la vostra promessa e cantateci qualche cosa.

E fatta sedere Flora sul piccolo divano, con dusse egli stesso la signora al pianoforte, disten dendosi comodamente in una poltrona per ammi rare a proprio agio la cantatrice, che cominciò