Pagina:Teotochi - Opere di Canova.djvu/108

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SOCRATE

VICINO A MORTE

ALLONTANA DA SE

LA SUA FAMIGLIA




basso rilievo in gesso


XXV.

E chi mai sarà il degno interprete dei sentimenti di questo sublime Prigioniero? Tu, o Canova, lo sarai; tu che in questa carcere, nell’animo di quel Grande in quell’epoca fatale e sublime, tu che con te medesimo mi trasporti. Io veggo Socrate nell’atto doloroso di allontanare la sua desolata famiglia. Una maestosa semplicità, un moto grave, e degno della mestizia del soggetto che rappresenta, regna in questo quadro mirabile. Si vede il sasso sopra cui sedeva il Filosofo, e da quello, con funesto presagio, sciolta e pendente la catena che prima stringevagli il piede. Xantippe, la moglie sua, facendo precedere il minore dei suoi figliuoli che piange, con la faccia tutta ricoperta, e lagrimando