Pagina:Teotochi - Opere di Canova.djvu/109

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essa pure, già muove il passo per andarsene. La siegue mestissimamente una donna, al di cui manto s’attacca con la destra mano un secondo fìgliuolino di Socrate, mentre con la sinistra tiene quella di un suo fratello, mostrandosi in tale attitudine e con l’incerta fisionomia indeciso se debba seguir quella, o questo che mostra di volersene restare. Dietro di Socrate, che si vede allora allora uscito dalla vicina stanza del bagno, si presenta il desolato Critone, che spettatore di questa scena commovente, porta nel volto la dolorosa inquietudine di vederne la fine. Tre filosofi, inseparabili dal Maestro, sono atteggiati, quale nel compiangere la sorte di un sì grand’uomo, e quale nel!’ ammirarne la fermezza. Due giovinetti, a cui si vede spuntare il pianto sulle ciglia pietose, stanno a qualche distanza. Socrate solo sembra imperturbabile in tanto dolore. Ma che! Il commosso animo suo non seppe comandare che al solo suo volto. Un eloquente e spontaneo movimento delle mani lo tradisce; quella che preme il fianco a Lamprocleo, il maggiore dei suoi figli, nell’atto di persuaderlo ad allontanarsi, è languida e senza forza. L’altra, interprete più fedele del cuore che pur ritenerlo vorrebbe, appoggiata sopra la di lui spalla sinistra, è forte di tutto il sentimento naturale e represso del più tenero affetto. Tutto l’amor paterno, e gl’inviolati suoi dritti sembrano rifuggire a quella mano