Pagina:Tigre Reale.djvu/100

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gersi che Giulio è arrivato col primo treno. — Sentite, mio caro, io sto per l’emancipazione della donna; allora verrà la nostra volta di essere corteggiati, e di permetterci dei capricci, e dei nervi. — Sai di Alfonso? Alfonso il bello? è proprio una disgrazia! Sembra che il suo cameriere non sia più un ladro, e che la padrona ne sapesse già qualche cosa anche prima che i questurini gli abbiano messo le unghie addosso; insomma, il fatto è che Alfonso in persona ha dovuto sbracciarsi per farlo mettere in libertà, per timore di peggio. — Crespi è un imbecille con tutto il suo spirito, la baronessa lo mena pel naso e gli fa toccare con mano che Giulio e i suoi tre predecessori non sono mai stati altro che degli amici. — Quel povero barone ne vede di tutti i colori! — O piuttosto non vede nulla di nulla. — I Turchi sono la gente più spiritosa del mondo. — Hai visto la marchesa stassera? che spalle! — E quanta polvere di riso! — E la Stael da strapazzo, con quei ricciolini e quell’aria ispirata che la fa sembrare colpita da cataratta: — Non ho voluto