Pagina:Tigre Reale.djvu/114

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La signora Ruscaglia chiacchierava sempre; Erminia pensava vagamente che infine era naturale che Carlo tornasse tosto o tardi, che ella l’aveva sempre preveduto, e che solo il sentirsi annunziare così all’improvviso il suo arrivo le cagionava quella sorpresa. Sua madre dopo aver ciarlato ancora una mezz’ora se ne andò. Erminia rimase un po’ turbata dalla visita che aspettava; avrebbe desiderato quasi che non avvenisse, o che almeno ritardasse di qualche giorno; soffriva in anticipazione l’imbarazzo del primo trovarsi insieme col cugino, e delle prime parole; non sapeva se avrebbe dovuto dargli ancora del tu; avrebbe e non avrebbe voluto che suo marito si fosse trovato presente a quell’incontro. Finalmente si udì la famosa scampanellata ed il famoso passo. Carlo era un bel giovinotto, assai bruno, anche per un siciliano, ma di fisionomia simpatica ed aperta; ei le si avvicinò così rapidamente, le prese le due mani e le scosse a più riprese con tanta cordialità, con tanta franchezza, che l’imbarazzo della cugina non ebbe tempo di