Pagina:Tigre Reale.djvu/145

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— Non è nulla! balbettava ella col capo arrovesciato all’indietro non aver paura. Dammi quella boccetta... lì...

Come l’ebbe sturata, si sentì al forte odore che dovea essere un cordiale violento. Nata comprese la titubanza di lui, gli sorrise tristamente, e togliendogliela di mano ripetè con impazienza:

— Non aver paura, non potrà farmi un gran male; e adesso ne ho bisogno!

Appena ebbe bevute due o tre goccie che avea versato in un cucchiaino, le gote le arsero di una fiamma improvvisa, e si mise a ridere in modo che stringeva il cuore. — Come fa bene! mi sembra che mi abbia messo del fuoco... qui.

Giorgio stava a guardarla con occhi aridi, senza poter trovare una parola nè una lagrima; si sentiva soffocare da un cumulo di sentimenti, d’affetti e d’angoscie diverse. Ella, con triste civetteria da inferma s’era abbigliata con cura; aveva annodato i suoi capelli in due grosse trecce, avea delle trine preziose sul petto roso dalla tisi. — Egli la vedeva sempre in fondo a quel palchetto della