Pagina:Tilgher - Il caso, 1939.djvu/13

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uscir fuori dall’Uno è caso nudo, contingenza pura, inesplicabilità assoluta. L’idea dello sviluppo o evoluzione come conciliazione dell’Uno e del Molto, del Permanente e del Divenire non fa che giustapporre i due contrari di cui essa dovrebbe esser la sintesi.

In terzo luogo, la teoria conduce ad assurdi. Se sul ponte di Arcole Bonaparte non fu colpito da una palla austriaca, secondo questa teoria ciò accadde perchè nel piano di sviluppo della Ragione universale e impersonale immanente all’Universo non c’era che Bonaparte morisse ad Arcole. Fu dunque la Ragione universale e impersonale che ad Arcole tenne lontano da Bonaparte le pallottole! Ma in che modo una Ragione universale e impersonale può volere un effetto assolutamente determinato: volontà determinata che presuppone una conoscenza assolutamente perfetta di una determinata situazione individuale? Che un Dio personale, intelligenza e volontà individuale, conosca una situazione così e così determinata e voglia un effetto così e così individuato, in questo non c’è nessun assurdo. C’è assurdo, invece, nel pensare un evento assolutamente individuale voluto da una Ragione impersonale e universale, che appunto perchè tale non può nè avere nè essere conoscenza e volontà dell’individuale. Per salvarsi dall’assurdo la teoria non ha che due vie d’uscita:

1) o ammettere che ogni e qualunque evento, anche il più piccolo e insignificante, è il momento di sviluppo di una Ragione impersonale e universale, che essendo quella che è, l’evento non può non essere quello che è, così come la sinfonia essendo quella che è, la nota singola dev’essere quella che è, e giungere così a un fatalismo assoluto pel quale la storia del mondo è predeterminata in anticipo fin nei più piccoli particolari, col risultato di negare quel divenire, quello sviluppo, quella storia di cui si vorrebbe affermare la realtà e di svalutarla a mera apparenza di cui rimane assolutamente inesplicabile l’apparizione;

2) o ammettere che nel mondo c’è bensì del caso, ma che questo non turba profondamente il piano di sviluppo della Ragione immanente al mondo: così era certo possibile che Bonaparte morisse ad Arcole, ma in tal caso un altro avrebbe fatto all’incirca ciò che egli fece. Ma così la dottrina (che è quella di Hegel) arriva a un massimo di