Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/104

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in Italia, e nella Etruria specialmente: Praeterea elaboratam hanc artem (ait Varro) Italiae, et maxime Etruriae. Non vi ha museo alcuno di antichità che una gran copia non abbia di tai lavori etruschi. Il museo etrusco, il fiorentino ed il cortonese, l’Etruria regale del Dempstero, la raccolta del conte Caylus, ed altre somiglianti ce ne somministrano quantità prodigiosa, la quale ancora ci dà motivo di conghietturare quanto maggior sia quella che ne è perita. Aggiungansi per ultimo le pietre che da essi incise o scolpite ancor ci rimangono, e che il valore degli Etruschi anche in questa parte ci scuoprono chiaramente. Ne parla con somma lode il valoroso antiquario e insieme pulitissimo stampatore Mariette nella sua descrizione delle pietre incise del gabinetto del re di Francia (t. 1, p. 8), ove dopo aver riferito il sentimento del proposto Gori, il qual congettura che molte di tali pietre siano ancor più antiche dell’assedio di Troia, così soggiugne: C’est assurément donner beaucoup aux conjectures, et peut-être plus qu’il ne convient; mais il n’en est pas moins vrai que les ouvrages de sculpture des Etrusques (et il n’en faut point séparer leurs pierres gravées) portent avec eux, comme Pline même le reconnoit, le caractère dune très-haute antiquité. A’ tempi di Orazio ancora convien dire che celebri fossero i cammei toscani, poichè egli ne fa menzione; Thyrrena sigilla (Epist. 2, l. 2). Tutti questi lavori son tali, che a giusta ragione l’ammirazione riscuotono degl’intendenti d’antichità. Les Etrusques, dice il più volte citato conte