Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/120

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gli Etruschi, egli è un altro indubitabile argomento a mostrarci che uomini colti essi furono, e nelle belle arti eruditi; poichè non veggiamo che barbare e incolte nazioni abbian avuto storico alcuno. Alcuni altri scrittori etruschi veggiam mentovati presso gli antichi (V. Maffei Osserv. Lett. t. 4, p. 19); ma pare che essi fossero scrittori non di cose che a scienza appartengano, ma sì delle stolte loro superstizioni. Ben sappiamo, per testimonianza di Svetonio (in Claud. c. 42), che l’imperador Claudio una storia degli Etruschi scrisse in greco, divisa in venti libri, la quale, se fosse a noi pervenuta, più pregevoli notizie intorno ad essi potrebbe forse somministrare.


I pregi letterari degli Etruschi troppo esagerati da alcuni.

XXVII. Se io volessi seguir l’esempio del Dempstero, troppo più altre cose mi rimarrebbero a dir degli Etruschi. Ne’ due gran tomi dell’Etruria regale, il terzo libro intero diviso in xcv capi ha egli impiegato a scoprire le invenzioni degli Etruschi. Non vi ha quasi cosa che da essi non sia stata trovata, e, come scherzando riflette il march. Maffei (Osserv. Letter. t. 3, p. 235), l’uso stesso del respirare non viene per poco attribuito a loro ritrovamento. Deesi a lui certo gran lode, che è stato il primo a trattare ampiamente una tal materia, e a raccogliere su di essa quanto trovar poteva negli antichi scrittori. E forse hanno a vergognarsi gl’Italiani che uno straniero abbia dovuto il primo sboscare sì incolto terreno, e che uno straniero parimente, cioè Tommaso Coke, abbia dovuto essere di quest’opera il! primo editore. Meglio nondimeno alla gloria