Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/126

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Cephaleniam et Ithacam trajecisse, quum morbo correptus oculos amisisset. Egli è vero che Eraclide non è autor così antico che bastar possa a farci di ciò sicura testimonianza. Ma egli allega il detto stesso di Omero, tratto forse da qualche sua opera che or più non esiste: testatur Homerus1. Sembra dunque che dubitar non si possa che Omero sia stato in Etruria, il che ancor giova a confermare che uomini colti fosser gli Etruschi, e nelle scienze versati. Perciochè egli è troppo verisimile che Omero viaggiando a que’ popoli si recasse, da’ quali sperar poteva e favorevole accoglimento e profittevoli cognizioni, onde nuovo ornamento recare a’ suoi poemi. E forse, come osserva il proposto Gori (Mus. Etrusc. t. 2, p. 236), ciò ch’egli scrisse intorno all’Acheronte, all’Averno e ad altre somiglianti favole della gentilità, fu in parte frutto del viaggio ch’egli fece in Etruria, e delle conversazioni che vi ebbe co’ dotti uomini di quel paese. Ma ben dee dolerne all’Etruria che ella si fosse appunto il luogo in

  1. Il sig. Landi osserva che Erodoto, anterior di un secolo a Eraclide, contraddice al racconto di questo scrittore da me allegato (t. 1, p. 333). Ma in primo luogo confessa il sig. Landi medesimo che la Vita di Omero, pubblicata sotto nome di Erodoto (che in essa solo e non nelle Storie ne parla), non è certo che sia di quel celebre storico, e perciò se ne sminuisce di molto l’autorità. In secondo luogo il supposto Erodoto afferma egli ancora che Omero fu in Italia, e solo nega che qui perdesse la vista, il che alle glorie di questa provincia è indifferente.