Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/152

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e su’ doveri de’ magistrati e de’ sudditi così saggiamente egli scrisse, che, come narra Suida, legge vi era tra gli Spartani, che il libro da Dicearco scritto intorno alla loro repubblica fosse ogni anno alla presenza de’ giovani nel pretorio dagli efori letto pubblicamente. Così al medesimo tempo ch’egli toglieva alla religione e alla morale que’ fondamenti a cui solo l’una e l’altra possono appoggiarsi, parer voleva insieme della religione e della morale sostenitor zelantissimo. Nel che se da altri sia egli stato imitato, io lascerò che il decida chi ha tra le mani le opere de’ moderni liberi pensatori. Fiorì egli verso l’olimpiade cxvi, e delle opere da lui scritte si può vedere ciò che ampiamente ne hanno scritto Enrico Dodwello (Dissert. de Dicaearcho edita Vol. II. Geogr. Graec. Edit. Oxon.), il Bruckero (Hist. crit. Philos. t. 1, p. 854) e il Fabricio (Bibl. Graec. t. 2, p. 295). 1.


La medicina coltivata nella Magna Grecia.

XIV. Allo studio della filosofia quello appartiene ancora della medicina; nè è perciò meraviglia che avendo i popoli della Magna Grecia e della Sicilia coltivata diligentemente la prima, celebri ancor riuscissero nella seconda. Que’ di Crotone singolarmente furono in medicina famosi per testimonio di Erodoto. Questi

  1. Anche la storia filosofica, se crediamo a Suida, dee alla Sicilia o il primo suo scrittore, o almeno uno de’ primi; perciocchè, secondo lui, fu di patria Messinese Aristocle, il quale, oltre alcune altre opere, in dieci libri raccolse tutte le opinioni de’ filosofi che fin allora eran vissuti, e le diverse sette da essi formate.