Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/164

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vocantur, exhauriunt. Inventor harum fuit Archimedes in sua ad Aegyptum peregrinatione. Ma qui egli non parla dell’Egitto, nè degli abitanti delle terre bagnate dal Nilo: parla della Spagna e di que’ che lavoravano nelle miniere, de’ quali dice che incontrando nelle sotterranee cave talvolta acque stagnanti, di questo strumento valevansi a volgere altrove le acque e ad asciugare le stesse cave. E quindi pare che il Melot più esattamente che il Montucla definito abbia l’uso per cui la vite fu da Archimede trovata. Da lui pure si crede che trovata fosse la chiocciola o vite che dicesi infinita; da lui la moltiplicazione delle carrucole che latinamente diconsi trochleae; e forse ancora, dice il Montucla, ei fu il primo inventore della carrucola mobile, poichè nella meccanica di Aristotele non se ne vede vestigio; da lui per ultimo, secondo Ateneo (Deipnos. l. 5), la macchina di cui i nocchieri valevansi a votar di acque la sentina delle navi. Intorno a queste e ad altre invenzioni di Archimede veggasi il co. Mazzucchelli che diffusamente ne ragiona.


Nave sterminata colle sue macchine gittate in mare. XXI. La sterminata nave fatta fabbricare dal re Gerone, e colle macchine di Archimede gittata in mare, è un’altra prova del creatore fecondisssimo ingegno di sì grand’uomo. Aveane già egli dato un saggio col trarre egli solo in mare, standosi tranquillamente seduto, una nave mercantile carica di enorme peso (Plut. in Marc.). Ma assai maggiore fu quello che diede all’occasione di quest’altra nave. Ateneo ce ne ha lasciata una minuta ed esatta descrizione (loc. cit.), cui io recherò qui secondo la