Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/180

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

seconda 131

padri e fondatori. Molto più che con probabile fondamento si può affermare che gl’Italiani in questo ancor precedessero agli altri popoli, e lor servisser di scorta. I Locresi popoli della Grecia Grande, dicesi dal Fabricio (Bibl. Graec.l. 2, c. 14) che i primi fosser tra i Greci, e quindi tra tutti i popoli di Europa che avessero leggi scritte. Zaleuco di Locri, schiavo prima e pastore secondo alcuni, e poscia pe’ suoi meriti posto in libertà, ma secondo Diodoro (l. 12) uomo di chiaro lignaggio, fu il loro legislatore, e egli vien riputato più antico di Solone, di Licurgo e di altri celebri greci legislatori (V. Bruck. t.1, p. 435). Egli dalle leggi de’ Cretesi, de’ Lacedemoni e degli Ateniesi, leggi che non erano ancora scritte, ma per tradizione passavano da’ padri a’ figli, raccolse quelle che gli parver migliori, altre ne riformò, altre ne aggiunse, e il primo corpo di leggi scritte venne formando in Europa. Egli è vero che fu opinion di Timeo che questo Zaleuco non mai ci vivesse al mondo, ma al testimonio di Timeo contrappone Cicerone quello di Teofrasto (De Leg.l. 2), scrittore, secondo molti, più autorevole di Timeo, e la tradizione costante di tutti i Locresi. Delle leggi di Zaleuco un saggio abbiamo in Diodoro (loc. cit.), da cui veggiamo quanto saggio e religioso legislatore egli fosse, perciocchè esse avevano questo principio: Richiedersi da suoi cittadini che innanzi ad ogni altra cosa abbian per fermo esservi gl’iddii; e che volgendo al cielo lo sguardo e il pensiero, e considerandone la struttura e l’ordin maraviglioso, non pensino