Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/214

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Storici antichi della Sicilia XXIV. Rimane ancora a dir qualche cosa degli storici che l’antica Sicilia produsse. Basta leggere Diodoro Siculo per vedere quanti essi fossero, e per comprendere quanto danno ci abbia recato la perdita che di essi abbiam fatta. Noi vi veggiam nominato un Antioco siracusano (l. 12, p. 322), cui egli chiama scrittor nobile delle cose siciliane; un Atana pur siracusano (l. 15, p. 507), che tredici volumi di storia avea scritti; un Ermea metimneo (ib. p. 476), e Callia siracusano1; e Antandro fratel di Agatocle (Eclog. ex l. 21), ed altri molti. “Anche la geografia ebbe un Cleone siciliano, che talvolta vedesi nominato ne’ minori geografi greci pubblicati dall’Hudson (vol. 1 in Marcian. p. 63. vol. 2 in Scymn. p. 7) „. Quelli però tra gli storici siciliani che salirono

    una nuova gloria alla Magna Grecia, affermando come cosa indubitabile e certa che Demostene venne a finire i suoi giorni nella Calabria. Ma io mi maraviglio che un uomo erudito abbia potuto prendere un sì solenne equivoco, poichè basta leggere attentamente gli antichi scrittori greci per riconoscere ch’essi parlano di una picciola isoletta del mare Egeo delta Calauna, in cui Demostene rifugiossi quando vide Atene vicina a cadere sotto il dominio di Antipatro, e ove poscia col veleno si uccise.

  1. Di Callia parla più a lungo Diodoro ne’ frammenti pubblicatine dal Valesio, e ne parla anche Suida, narrando che poco buon nome ottenne colla sua Storia, perciocchè avendogli il tiranno Agatocle fatti copiosi doni, pe’ quali avea radunate grandi ricchezze, prostituì vilmente la storica sincerità, e ricolmò di non meritate lodi un principe cbe a tutti i sudditi era per la sua crudeltà odiosissimo.