Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/215

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166 parte

a maggior fama, furono Filisto siracusano, Timeo di Taormina, e Diodoro. Del primo parlano con lode Cicerone e Dionigi d’Alicarnasso; benchè quest'ultimo di alcuni difetti il riprenda. Piacemi di recar qui il giudizio di questo valentuomo, uno certamente de più dotti scrittori dell’antichità: Filisto, dice egli (Epist. ad Pomp. de praecip. historicis), pare che più si accosti a Tucidide, e che ad esempio di lui abbia preso ad ornare il suo stile ... Ma non è già ottimo l’ordine con cui egli scrisse la Storia; anzi essa è oscura, e non leggesi senza difficoltà maggiore assai che non Tucidide. Quindi, notati in lui alcuni difetti, conchiude: Per altro nel descrivere le battaglie egli è miglior di Tucidide. Di Timeo diversi sono i pareri degli antichi scrittori, de’ quali chi molto il loda, che il biasima. Convien dunque dire che a molte virtù uniti ancora avesse molti difetti. Deesi però attribuirgli a gran lode ch’egli il primo introducesse nella storia l’uso delle olimpiadi, il quale ad accertare le epoche arreca maraviglioso vantaggio. Quindi di lui dice a ragione Diodoro (l. 5 sub init.): Timaeus in temporum notatione exquisitam adhibuit diligentiam1.

  1. Oltre gli scrittori di storia qui indicati, alcuni altri ne troviam rammentati in Suida, e singolarmente un Ipi da Reggio, che a' tempi, dice egli, delle guerre persiane (e volle forse dire di quelle contro di Perseo) fu il primo a illustrare le cose siciliane, e cinque libri di Storia ne scrisse, e ci lasciò inoltre altri libri sulle origini ossia su’ primi abitatori d’Italia, sulla cronologia, sulle storie de’ Greci, ec.; un Lico, detto ancor