Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/217

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168 parte

dell’Europa e nell’Egitto ancora per iscrivere con fondamento le cose che toccar doveva nella sua Storia; e leggendo questa si vede quanti autori avesse egli avuti tra le mani, e diligentemente esaminati. Quindi a ragione dice il Fabricio (Bibl. Graec. t.2, p. 772) pochi scrittori avervi, da’ quali sì gran luce a fissar l’ordin de’ tempi e la serie degli avvenimenti si possa trarre, quanta da Diodoro, benchè la minor parte solo della sua opera sia a noi pervenuta.


Mitologia illustrata da Evemero

XXVI. La mitologia per ultimo o sia la storia delle favolose divinità fu da’ Siciliani illustrata, ed Evemero di Messina forse prima di ogni altro ne scrisse un libro che poi fu da Ennio recato in latino. Ne abbiamo un certo testimonio in Lattanzio. Evemero, egli dice (De fals. Relig. l. 1, c. 11), autore antico, che per patria ebbe Messina, raccolse le cose operate da Giove e dagli altri che son creduti dei, da’ titoli e dalle iscrizioni sacre che ne’ più antichi tempii trovavansi, e ne formò una Storia, usando singolarmente del tempio di Giove Trifilio, ove l’iscrizione indicava da Giove medesimo essere stata inalzata una colonna doro, in cui le imprese sue aveva egli stesso descritte, perchè memoria a’ posteri ne rimanesse. Questa Storia fu da Ennio tradotta e continuata, ec. Così Lattanzio, il quale poscia alcuni passi allega di tale storia. Io so che altri altra patria danno ad Evemero, ma penso che in tanta lontananza di tempi ogni opinione abbia la stessa forza1.

  1. Intorno a tutti questi e più altri scrittori che