Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/266

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libro secondo 217

consolato di Cepione e di Filippo in età di anni settanta, e appunto furono questi consoli fanno 584- Fu egli nativo di I in Calabria. Qual luogo precisamente sia questo, si è in questo secolo disputato assai (V. Calogerà Raccolta d’Opusc. t. 4, 5, 11). A chi scrive la Storia della Letteratura Italiana poco importa il cercarne. Basta ch’ei fosse italiano, perchè in quest’opera debba aver luogo. Non si sa per qual ragione egli passasse all’isola di Sardegna; ma vi fu certamente. Silio Italico cel rappresenta qual valoroso capitano nella guerra in cui T. Manlio soggiogò di nuovo quegl’isolani che contro la repubblica eransi ribellati. Piacemi di qui riferire tutto il passo di questo poeta, che alcune conghietture intorno alla vita di Ennio potrà somministrarci. Così dunque egli dice (Punicor. lib. 12, v. 393, ec.).

Ennius antiqua Messapi ab origine regis
Miscebat primas acies, Latiaeque superbum
Vitis adornabat dextram decus: hispida tellus
Miserunt Calabri: Rudiae genuere vetustae,
Nunc Rudiae solo memorabile nomen alunmo.
Is prima in pugna (Vates ut Thracius olim
Infestam bello quateret cum Cyzicus Argo
Spicula deposito Rhodopeia pectine torsit)
Spectandum se se non parva strage virorum
Fecerat et dextrae gliscebat caedibus ardor.
Advolat, aeternum sperans fore, pelleret Hostus
Si tantam labem, et perlibrat viribus hastam.
Risit nube sedens magni conamina caepti,
Et telum procul in ventos demisit Apollo;
Ac super his: Nimium juvenis, nimiumque superba
Sperata hausisti. Sacer hic, ac magna sororum
Aonidum cura est, et dignus Apolline vates.
Hic canet illustri primus bella Itala versu,