Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/267

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218 parte terza

Attollelque duces coelo; resonare docebit
Hic Latiis Helicona modis, nec cedet honore
Ascraeo famave seni: sic Phoebus; et Hosto
Ultrix per geminum transcurrit tempus harundo.

Così Silio, il quale benchè con poetica finzione adorni questo racconto, non deesi credere nondimeno che finto abbialo interamente; poichè veggiamo che nel suo poema egli si attiene fedelmente alla storia. Egli dice che Ennio discendeva Messapi ab origine regis, perchè, come Servio afferma (Ad l. 7 Aeneid. v. 691), vantavasi Ennio di discendere da Messapo; ma non so se facil cosa fosse per riuscirgli il provar questa sua genealogia con autentici documenti. Certo ei visse povero, come fra poco vedremo. Quelle parole: Latiaeque superbum vitis adornabat dextram decus, ci mostrano ch’egli era centurione ossia capitano, perciocchè insegna di questa dignità era appunto il ramo di vite (V. Dan. Heinsium in notis ad hunc loc.). Ma questo è ciò che muove non picciola difficoltà. La guerra di sopra accennata accadde nell’anno di Roma 538, quando Ennio, nato l’anno 514 non contava che ventiquattro anni d età. Or che uno straniero e povero, come era Ennio, salisse al grado di capitano in età sì fresca, non pare che agevolmente si possa persuadere. Ma io rifletto che Silio di lui dice che da’ Calabresi era stato mandato: hispida tellus miserunt Calabri. Non par dunque improbabile che Ennio fosse condottiero delle milizie che i Calabresi per ordine de’ Romani costretti fossero a mandare in Sardegna; e se essi eran persuasi ch’ei traesse da