Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/271

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222 parte terza

bere. Tale certo cel dipinge Orazio, fors’anche per discolpar se medesimo:

Ennius ipse pater numquam nisi potus ad arma
Prosiluit dicenda.

 L. 1, ep. 19.

E questa fu probabilmente l’origine della podagra a cui fu egli soggetto, e che finalmente l’uccise. Questa almeno è la ragione che del suo male arreca un medico antico (Serenus Sammon. de Medicina c. 37):

Ennius ipse pater dum pocula siccat iniqua,
Hoc vitio tales fertur meruisse dolores.

Di lui narra Cicerone (De Senect. n. 5) che sul finir di sua vita così lietamente soffriva que’ due incomodi che più di tutti son riputati molesti, la povertà e la vecchiezza, che pareva quasi goderne.


Sua morte. XIV. Scrivono alcuni che nel sepolcro medesimo di Scipione ei fosse sepolto; ma pare ch’essi si appoggino a un passo non ben inteso di Cicerone. Carus fuit, dic’egli (Pro Archia n. 9), Africano superiori noster Ennius; itaque etiam in sepulchro Scipionum putatur is esse constitutus e marmore. Dove alcuni per avventura alla sola parola constitutus ponendo mente, pensarono che del corpo di Ennio ivi sepolto si ragionasse. Ma chiaro è dalle parole di Tullio, che non si parla ivi che di una statua di marmo. Livio ancora, dopo aver detto che molte cose intorno a Scipione sono dubbiose, e singolarmente in qual anno egli sia morto (nel che però ella è opinione comune