Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/275

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
226 parte terza

Girolamo Colonna l’anno 1590, la quale edizione fu poscia più pulitamente di nuovo fatta in Amsterdam l’anno 1707. Vuolsi ancora qui ricordare che Ennio giovò assai ad istruire i Romani negli ameni studi col leggere e interpretar loro i migliori autori. Veggasi ciò che su questo argomento si è detto poc’anzi di Livio Andronico.


Epoche della vita di Plauto. XVII. Quindici anni prima della morte di Ennio, cioè l’anno di Roma 569, era morto M. Accio Plauto, essendo consoli L. Porcio Licinio e P. Claudio che in quell’anno appunto, secondo i Fasti Capitolini, furono consoli, e non nel 575, come scrivono il Vossio (De Poet. Lat.l. 1) e il Quadrio (t. 5, p. 47)- L’epoca della sua morte è chiaramente fissata da Cicerone (De Cl. Orat. n. 15): Plauto, dic’egli, morì nel consolato di P. Claudio e di L. Porcio, venti anni dopo il consolato di quelli che sopra ho nominati (cioè Sempronio Tuditano e Cornelio Cetego consoli nel 549) essendo Catone censore. Nacque egli in Sarsina nell’Umbria; ma come e quando venisse a Roma, qual vita vi conducesse, in quale stima vi fosse, tutto è incerto. Par nondimeno che non solo onorevole, ma utile ancora gli fosse il poetare. Perciocchè Gellio col testimonio di Varrone e di molti altri racconta (l. 3, c. 3) che essendosi egli colle teatrali sue rappresentazioni arricchito assai, ed invogliato di crescere ancora in ricchezze, abbandonata la poesia, si volse alla mercatura, e partissi a tal fine da Roma. Ma troppo male riuscendogli i suoi disegni, tornossene a Roma in sì povero stato che fu