Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/288

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libro secondo 239

tardi incominciossi in Roma ad aprire scuola in cui s’insegnasse a prezzo, e che il primo ad aprirla fu Sp. Carbilio liberto di quel Carbilio che prima (Cogni altro fe’ divorzio in Roma dalla propria moglie. Il qual divorzio per testimonio di Gellio (l. 17. c. a 1) accadde l’anno di Roma 519. Più tardi ancora vuole Svetonio (ib. c. 2) che lo studio della grammatica avessse principio in Roma, perciocchè egli afferma che Cratete di Mallo fu il primo a tenerne scuola verso la fine del sesto secolo, come ora vedremo. Par nondimeno che questi due autori si possano agevolmente conciliare insieme. Perciocchè Plutarco parla solo, per quanto sembra, di una pubblica scuola in cui i principii della lingua s’insegnassero. Svetonio al contrario intende, come appresso vedremo, una scuola in cui i libri degli antichi autori e si sponessero e si chiamassero ad esame, e dissertazioni e trattati si facessero ad altrui giovamento. Erano in fatti questi esercizi propri di coloro che in Roma si appellavan Gramatici. Quindi è che a ragione il Valchio afferma (Hist Artis Crit. ap. Romanos § 12) che Cratete fu il primo il quale nell’arte critica, presa in questo senso, istruisse i Romani.


Cratete di Mallo è il primo a tenerla. II. Cratete di Mallo, città della Cilicia, figliuol di Timocrate fu, come afferma Suida (in Lexic. ad V. “Crates„), filosofo stoico di professione, e detto per soprannome Omerico e Critico, a cagione dello studio con cui egli alla gramatica e alla poesia erasi applicato. Il tempo in cui venne a Roma, così da Svetonio si stabilisce (loc. cit.): Fu egli mandato da Attalo re (di