Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/291

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
242 parte terza

uno de1 primi che nel coltivare e nell’onorare le scienze si renderono illustri. Io crederei di privare i lettori di uno de’ più bei passi che negli antichi scrittori ci sian rimasti, se a questo luogo non riferissi il ragionamento di Scipione ancor giovinetto con Polibio, che fu il principio dell’amore di cui egli si accese per lo studio delle bell’arti, e che da Polibio stesso così ci viene descritto (Exempl. Virt. et Vit c. 73).


Con qual occasione ad essa si rivolgesse il giovane Scipione Africano. IV. Ho detto in addietro che la nostra amichevole corrispondenza avea avuto principio da’ ragionamenti che facevamo insieme su’ libri ch’ei mi prestava. Questa unione di cuori erasi già stretta alquanto, quando i Greci ch'erano stati chiamati a Roma, furono in varie città dispersi. Allora i due figliuoli di Paolo Emilio, Fabio e Publio Scipione, richiesero istantaneamente al Pretore ch’io potessi restar con loro; e l’ ottennero. Mentre io dunque stavami in Roma, una singolare avventura giovò assai a stringere vieppiù i nodi della nostra amicizia. Un giorno, mentre Fabio andavane verso il Foro, ed io e Scipione passeggiavamo insieme in altra parte, questo giovin Romano in un aria amorevole e dolce, ed arrossendo alquanto, meco si dolse che stando io alla mensa col suo fratello e con lui, io sempre a Fabio volgessi il discorso, non mai a lui; e io ben conosco, soggiunse, che questa vostra freddezza nasce dall'opinione in cui siete voi pure, come tutti i nostri concittadini, ch’io sia un giovine trascurato, che niun genio abbia per le scienze che al presente fioriscono in Roma; perciocchè