Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/296

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libro secondo 247

di soggiogare il mondo, temessero che l’applicarsi alle scienze dovesse seco portare lo sconvolgimento e la rovina della Repubblica, e che la gioventù romana non potesse avere amore alle scienze senza aver in odio la guerra. Se allor si fosse trovato nel senato romano un famoso moderno filosofo che con un eloquente patetico ragionamento ha preteso di mostrare il gran danno che dal coltivare le scienze ridonda negli uomini, avrebbe certo riscosso grandissimo plauso. È probabile che il decreto del senato avesse il suo effetto; che non erano allora que’ Padri soliti a soffrire che i loro editti fossero non curati. Ed io penso che la dispersione fatta de’ Greci in diverse città, che abbiam veduta rammentarsi da Polibio, fosse appunto effetto di tal decreto. Ma certo è che l’amor delle scienze non venne meno per tal decreto in Roma; anzi nacque quindi a non molto altra occasione che il fece sempre più vivo ed ardente.


Altri filosofi greci manfati in ambasciata a Roma. VII. Saccheggiata aveano gli Ateniesi la città di Oropio nella Beozia; di che avendo que cittadini portate al romano senato le loro doglianze, questo commisse a’ Sicionii, che, esaminato l’affare, imponessero agli Ateniesi tal multa che i’ danni da loro recati ad Oropio fosse proporzionata. Furon perciò gli Ateniesi condannati da’ Sicionii a pagare a que’ di Oropio presso a cinquecento talenti. Troppo gravosa sembrò agli Ateniesi tal multa; e un’ambasciata inviarono essi al senato romano, perchè la pena fosse resa più mite (Gell. l. 7, c. 14; Plutarch. in Caton. Cens. ec.). Pare che in questa occasione