Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/307

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258 parte terza

pochi seguaci, in quella parte singolarmente che al buon costume appartiene e alla civile economia. Altre sette ancora vi ebbero i lor seguaci; ma a parlare sinceramente, qualunque fosse la setta a cui i Romani si accostavano, non eran tanto, ne’ tempi di cui parliamo, le fisiche e le naturali questioni quelle in cui essi si esercitassero, quanto le politiche e le morali; perciocchè queste più che le altre giudicavansi vantaggiose e al ben privato de’ cittadini e al pubblico dello Stato.


L’astronomia comincia ad essere coltivata in Roma. XIV. Nondimeno quella parte ancora di filosofia che si volge allo studio della natura, fu in Roma conosciuta ed abbracciata da alcuni. Questa lode deesi sopra tutti a C. Sulpicio Gallo. Cicerone lo annovera tra’ valenti oratori di quella età: Tra giovani, dic’egli (De Cl. Orat. n. 20), fu C. Sulpicio Gallo che fra i nobili romani fu il più studioso della greca letteratura. Egli ebbe fama di oratore, e nelle altre scienze ancora fu uom colto ed ornato. Nell’anno in cui egli era pretore, morì Ennio. Ma altrove de suoi studi astronomici più chiaramente ragiona, quando introduce il vecchio Catone a favellar per tal modo al giovine Africano (De Senect. n. 14): Noi vedevamo venir quasi meno pel grande studio di misurare, per così dire, la terra e il cielo C. Gallo amico intrinseco del padre tuo, o Scipione. Quante volte, avendo egli cominciato a scrivere alcune cose di notte tempo, fu sorpreso dal giorno! Quante volte sorpreso fu dalla notte, avendo egli cominciato a scrivere fin dal mattino! Quanto godeva egli nel predirci molto tempo