Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/316

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libro secondo 267

nella storia ha un non so che di puerile; talchè sembra che niun altro de’ Greci egli abbia letto fuorchè Clitarco; e che soltanto prefiggasi d’imitare questo autore, cui quando pure uguagliasse, non sarebbe però ancora perfetto scrittore. Ella è dunque questa impresa tua, o Tullio, ec.


Notizie di alcuni de' più antichi storici. IV. Fin qui Attico presso Cicerone, il quale gli stessi sentimenti intorno agli antichi storici romani altrove ancora ci esprime (l. 2 de Orat n. 13). Nè è a maravigliare, soggiugne egli, se la storia non è stata ancora dagli scrittori latini illustrata, perciocchè tra’ Romani niuno si volge allo studio dell’eloquenza, se non per usarne nelle cause e nel foro: tra’ Greci per lo contrario gli uomini più eloquenti, tenendosi per lo più lontani dal foro, poterono agevolmente occuparsi nello scriver la storia. Ciò non ostante, benchè nel passo di sopra allegato sembri Cicerone non far gran conto degli scrittori di storia che stati erano fino allor tra’ Romani, altrove però della storia di Catone parla con gran lode, come si è veduto poc’anzi. Vi ebbero ancora a questo tempo medesimo altri storici in Roma, i quali, benchè non potessero esser proposti a modello di stil perfetto ee’elegante, aveansi nondimeno in pregio. Così Livio arreca più volte l’autorità di un cotal L. Cincio Alimenzio o Alimento, cui chiama autor sommo (l. 21, c. 38), e di antichi monumenti diligente raccoglitore (l. 7, c. 3). Egli è vero che, come col testimonio di Dionigi Alicarnasseo prova il Vossio (De Hist Lat. l. 1, c. 4); questi in lingua greca compose