Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/323

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274 parte terza

da alcuni, e dal Funcio singolarmente, no„ sempre si è fatto.


Capo I.

Poesia.


Lucilio primo scrittor di satire. I. La poesia de’ Romani era stata finora comunemente una semplice imitazione di quella de’ Greci. I tragici e i comici altro quasi non avean fatto che recar dal greco in latino, qual più qual meno, i tragici e i comici greci. Ma vergognaronsi finalmente di parere schiavi di una nazione cui avevano soggiogata. C. Lucilio cavalier romano, che accompagnato avea il giovane Scipione nella guerra di Numanzia (Vell. Paterc. Hist. l. 2, c. 9), e che fu prozio materno del gran Pompeo (Porphyr. in Comm. ad l. 2, Sat. 1 Hor.), un nuovo genere di poetico componimento in versi esametri tra’ Latini introdusse, di cui non avea tra1 Greci esempio alcuno, cioè la satira. Io non saprei dire per qual ragione l’ab. le Moine abbia a questo genere di componimento dichiarata guerra (Considérations, ec. p. 27, ec.), escludendolo con troppo severa sentenza dal ruolo de’ componimenti poetici, e affermando che per esso, non che abbellirsi, si disonora anzi la poesia. Ma qual conto si debba fare di tal giudizio, si comprenderà facilmente al riflettere ch’egli altre poesie non riconosce fuorchè il dramma, l’ode e il poema epico. Quindi le satire di Lucilio, di Orazio e di altri poeti potranno