Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/335

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286 parte terza

un’affettata durezza, e a questa più che alla sceltezza dell’espressioni pongono mente. Alcuni han fatto Catullo autore dell’antico inno intitolato Pervigilium Veneris; ma veggasi l’edizione che di esso ha fatta il celebre presidente Bouhier, ove egli mostra che lo stile non è quale si usava all’età di Cesare e di Augusto, e molto meno è lo stil di Catullo; e conghiettura che sia stato composto circa i tempi di Nerva.


Poesie di Cicerone in qual pregio debbansi avere. IX. Seguendo l’ordin de’ tempi, dovremmo qui far menzione di Cicerone, il quale nella poesia ancora volle esercitarsi, e forse con isperanza di averne fama di valoroso poeta. Prese egli in primo luogo, essendo ancora in età giovanile (De Nat. Deor. l. 2, n. 41)> a recare in versi il poema greco di Arato sull’astronomia intitolato Phaenomenon, e inoltre un altro poema de’ Pronostici dello stesso autore. Un poema ancora sulla Vita di Mario compose, e finalmente, oltre altri più brevi componimenti, un lungo poema diviso almeno in tre libri sulle imprese del suo consolato, nel quale certo non avrà egli perdonato a studio e a diligenza. Ma ottenne egli perciò in poesia quella fama che in altre scienze ottenne meritamente? Io so che alcuni anche ne’ versi di Cicerone ritrovano maravigliose bellezze; che questo è privilegio degli uomini grandi, che grande sembri ad alcuni qualunque ancorchè piccola cosa a loro appartenga. Fra gli altri ab. Regnier des Marais, nella traduzion francese ch’egli ci ha data de’ libri de Divinatione, afferma che ne’ poeti latini, ove se ne tolgano