Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/340

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libro terzo 291

Vulpii Praefat. ec.). Quanto allo stil di Tibullo, io credo che Quintiliano non mal si apponesse quando a tutti gli altri scrittori di tal genere lo antepose: Nell’elegia ancora, dic’egli (l. 10, c. 1), noi sfidiamo i Greci, di cui sembrami che terso ee’elegante scrittore sia singolarmente Tibullo. E in vero la dolcezza, l’eleganza, l’armonia, l’affetto e tutti gli altri ornamenti della elegiaca poesia risplendono in lui maravigliosamente. Sempre facile e chiaro, sempre tenero e passionato, sempre colto ee’elegante, dipinge al naturale i sentimenti e gli affetti, nè coll’abuso dell’ingegno non gli altera mai, nè colla incolta espressione non gli abbassa, degno veramente di esser proposto ae’esemplare in tal genere di poesia, ove non l’ha egli pure, come il più degli antichi poeti, benchè meno arditamente degli altri, di sozze immagini imbrattata. Abbiamo un’elegia di Ovidio nella morte di Tibullo, da cui raccogliesi in quanto pregio ne avesse le poesie. Veggasi il giusto e diligente confronto che ha fatto l’ab. Souchay de’ tre principali poeti elegiaci tra’ Latini (Mém. de l’Acad. des Inscr. t. 7, p. 351), cioè Ovidio, Properzio e Tibullo, in cui non teme di dare a Tibullo la preferenza sopra gli altri due. Nè io credo certo che il P. Rapin, il quale Ovidio antepone a tutti gli altri (Réflex. sur la Poét. n. 29), sia per avere molti seguaci del suo sentimento.


Nascita e condizione di Orazio XIII. Più cose e con maggior certezza possiamo dire di Q. Orazio Flacco, poichè egli molto di se stesso ha parlato nelle sue poesie. Oltre un’antica Vita di questo poeta, attribuita a