Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/346

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libro terzo 297

offerivano occasione alcuna? E nondimeno mylord Orrery nelle sue Osservazioni sulla vita e sugli scritti del dottor Swift (V. Journal Britannique de M. Maty t. 7, p. 61) pretende di aver trovata in Virgilio menzion di Orazio. Crede egli che questi versi:

                                   Et amicum Cretea Musis,
Cretea Musarum comitem, cui carmina semper,
Et cytharae cordi, numerosque intendere nervis,
Semper equos, atque arma virum, pugnasque canebat

Aeneid. l. 9, v. 774, ec.,

da Virgilio fosser composti per disegnare Orazio. E perchè? Perchè Orazio dice di se stesso:

          Musis amicus tristitiam et metum
          Tradam protervis in mare Creticum
          Portare ventis.

L. 1, od. 26.

Eccovi dunque, dice il ragionatore mylord, Orazio disegnato da Virgilio sotto due nomi, cioè di amico delle Muse, di cui Orazio piacevasi, e di Creteo, perchè Orazio volea gittare nel mar di Creta tutti i mesti pensieri. Io crederei di abusar troppo del tempo, se mi trattenessi a ribattere tai conghietture. A questo modo non vi sarebbe poeta alcuno, o alcun ragguardevole personaggio che non vedessimo rammentato da Virgilio, o da qualunque altro scrittore. Morì finalmente Orazio nel consolato di C. Marcio Censorino e di C. Asinio Gallo, l’anno di Roma 745 a’ 27 di novembre, nel 57 anno dell’età sua, cioè nell’anno stesso in cui morì il suo protettor Mecenate (Dio.