Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/348

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libro terzo 299

Saggio altre volte da noi citato. E nondimeno come non vi ha paradosso che non trovi qualche sostenitore, così pure non è mancato chi si dichiarasse di non trovare Orazio sì gran poeta quale comunemente si vanta. Tale è stato l’Anonimo inglese autore del Saggio sugli scritti e sul genio di M. Pope, il quale si sdegna delle lodi finor date a Orazio, e vuole che sulla sua parola crediamo che nulla egli ha di sublime; e quel poco che pur vi si scorge, tutto è tratto da Pindaro e da Alceo. Ma veggasi la bella risposta che gli ha fatta il celebre M. Maty nel suo Giornale Britannico (t. 21, p. 34). Io non prenderò qui a confutare gl’ingegnosi sogni del P. Arduino che tutte le ode vuol supposte ad Orazio, come pur l’Eneide a Virgilio. Egli ha voluto scherzare, io credo, e mostrare fin dove si possa giugnere coll’abusar dell’ingegno.


Altre sue opere poetiche e loro stile. XVII. Di genere in tutto diverso si è lo stile da Orazio usato nelle Satire, nell’Epistole e t nell’Arte Poetica; perciocchè come nell’Ode egli ci dà esempio della più sublime e della più nobile poesia, così in queste egli ci porge un modello della più semplice e più famigliare; ma in questa semplicità medesima egli sa usare una grazia e un’eleganza così maravigliosa, ch’io stimo men malagevole l’imitarlo in quelle che in queste. L’Arte Poetica, che contiene per altro savissimi ammaestramenti, è sembrata a molti non troppo bene ordinata. Quindi Daniello Einsio ha creduto che per negligenza de’ copisti sia essa stata scompaginata e sconvolta; e alcuni passi ne ha egli voluto trarre dal