Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/349

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luogo in cui erano, e porgli ove parevagli più opportuno1. Una somigliante impresa, benchè per diversa maniera, ha tentata il celebre presidente Bouhier, il quale però non so se abbia pubblicata l’Arte Poetica così da sè riordinata. Solo io ho veduta una sua dissertazione (Mélanges de M. Michault, t. 1, art. 2) su questo argomento, ove ne parla come di cosa già eseguita2. Ad altri nondimeno ne sembra diversamente, e un giusto ordine riconoscono essi nella Poetica di Orazio, e le sue parti e le sue divisioni tra loro ottimamente connesse. Veggasi singolarmente il Dacier (préf. à l’Art Poét.), e l’ab. Goujet (Biblioth. franc. t. 3, p. 63, ec.) il quale ha trattato diligentemente di questo punto, e esposta ha ancor lungamente una contesa che sulla spiegazione di un passaggio

  1. Non è stato Daniello Einsio il primo a credere che l’Arte Poetica d’Orazio, qual noi l’abbiamo, sia cosa senz’ordine e senza metodo. Antonio Riccoboni, professore in Padova sulla fine del secolo xvi, assai prima dell’Einsio pensò e scrisse la stessa cosa, e suggerì il metodo con cui ella poteasi ridurre ad ordin migliore, come si può vedere ne’ libri da lui pubblicati nella contesa che su ciò ebbe con Niccolò Colonio. Di questa contesa ragiona ancora il sig. Francesco Dorighelli nella nuova edizione delle Poesie d’Orazio fatta in Padova nel 1774.
  2. Il sig. avvocato Pietro Antonio Petrini ha tentato, e, per quanto a me ne pare, eseguito felicemente il disegno di riordinare l’Arte Poetica di Orazio, come si può credere verisimilmente ch’ei la scrivesse; e in tal modo l’ha pubblicata in Roma nel 1777, unendovi la traduzione del libro stesso in terza rima.