Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/350

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libro terzo 301

dell’Arte Poetica si accese tra il suddetto Dacier e il marchese di Sevigné.


Notizie della vita di Virgilio.

XVII. L’ultimo de’ tre poeti da noi mentovati poc’anzi è P. Virgilio Marone. Alcuni antichi gramatici ne scrisser la Vita, e tra essi più lungamente degli altri Tiberio Donato, di cui non sappiamo a qual età precisamente fiorisse; ma ei fu certamente posteriore a Seneca che da lui è citato. Tra’ moderni assai diligentemente l’ha scritta il P. Carlo la Rue, e amendue queste Vite sono state dal Masvicio premesse alla bella edizion di Virgilio da lui fatta in Leovardia l’anno 1717. Noi da esse raccoglieremo ciò che vi ha di più degno a sapersi, aggiugnendo, ove fia d’uopo, ciò che più sarà opportuno a meglio illustrare la storia di sì famoso poeta. Un picciol villaggio del Mantovano detto allora Andes ne fu la patria. Il march. Maffei ha creduto di poterci determinatamente indicare ove fosse situato, e a lui pare che altro esser non possa che una terricciuola presso il confin Veronese, che or appellasi Bande. Si posson presso lui (Verona Illustr. par. 2 ubi de Catullo) vedere le conghietture a cui appoggia questa sua opinione1. Nacque l’anno

  1. I Mantovani credevano comunemente che Andes fosse nel luogo ove ora è Piettole. Questa opinione è stata di fresco combattuta dal ch. dott. Giambattista Visi, il quale reca parecchi buoni argomenti a provare che se Virgilio non nacque in Mantova, il che a lui sembra non improbabile, pare che il luogo della sua nascita debba fissarsi fuori di porta Predella, declinando al Lago (Stor. di Mant. t. 1, p. 30). Gli eruditi