Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/356

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro terzo 307

quae ex Afro Domitio juvenis accepi, qui mihi interroganti, quem Homero crederet maxime accedere: secundus, inquit, est Virgilius, propior tamen primo quam tertio. Et hercle, ut illi naturae caelesti atque immortali cesserimus, ita curae et diligentiae vel ideo in hoc plus est, quod ei fuit magis laborandum, et quantum eminentioribus vincimur, fortasse aequalitate pensamus. Più breve, ma forse ancor più magnifico si è l’elogio che gli fa Macrobio: Homericae perfectionis per omnia imitator Maro, nullius disciplinae expers, et quem nullius disciplinae error involvit (In Somn. Scip. l. 1, c. 7, et l. 2, c. 8). Al qual proposito, oltre molti altri trattati di tal natura, degno è singolarmente d’essere letto il Saggio sopra la scienza militare di Virgilio del co. Francesco Algarotti. Molti de’ moderni scrittori han preso a fare il confronto di Virgilio e d’Omero, e diversi sono i pareri, chi de’ due debba all’altro anteporsi. Nel che è avvenuto, come in più altri argomenti, che lo spirito di partito più che l’amore del vero abbia per lo più condotta la penna degli scrittori. Altri per innalzare Virgilio hanno oltre il dovere abbassato Omero: altri non riconoscon poeta alcuno, trattone Omero, e fanno di Virgilio un imitatore servile e poco men che plagiario. A me pare che più giustamente di tutti abbiano scritto su questo argomento il P. Rapin (Comparaison di Ioni, et de Virg.), e l’ab. Trublet (Essais de Littérature et de Morale t. 4, p. 337); benchè quegli ampiamente e saggiamente abbia esaminati e confrontati tra loro amendue i poemi, questi in brevi tratti,