Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/358

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LIBRO TERZO 3ot) aggiugnerò qui io su questo argomento, cioè che comunque si conceda ad Omero la preferenza sopra Virgilio, a gran lode di questo deesi però ascrivere che non con Omero soltanto, ma con due altri de’ migliori poeti greci prendesse a gareggiare egli solo, e gli imitasse pèr modo che non fosse così agevole a diffinire se non abbiali superati, o uguagliati almeno (a). XXII. Infinite sono le edizioni, le dichiarazioni, i comenti, le traduzioni in ogni lingua, che delle opere di Virgilio abbiamo alle stampe. Il diligente Fabricio più pagine ha impiegato a noverarne le principali (Bibl. lat. l 1 , c. 12), e molte nondimeno ne ha tralasciate, parte perchè a lui non note, parte perchè pubblicate dopo l’edizione della sua Biblioteca. E per parlare solo delle Egloghe, quattro o cinque nuove traduzioni italiane ne abbiamo avuto in questi ultimi anni. Ma, come già ho detto, non è qui mia intenzione di favellarne. Al fine di questo volume accennerò alcune delle migliori. Si può vedere ancora ciò che intorno a Virgilio ha scritto l’ab. Goujet (Bibl. franc, t. 5,p. 217, ec.), il quale annovera eruditamente e discorre di tutti i libri che in Francia (¿7) Merita ancora di esser letto l’ingegnoso e giusto confronto che ha poscia fatto il sopraccitato ab. Andres tra Omero e Virgilio, c tra’ lor poemi (Dell’Origine e progressi d’ogni Leder. I. 2, p. 115 ’, nel quale benché non tolga punto delle meritate lodi al poela greco , si mostra nondimeno più favorevole al Ialino, e analizza diligentemente tutte le parti nelle quali gli sembra che il secondo superi il primo.