Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/359

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3IO PARTE TERZA sulle poesie di Virgilio o contro di esse, o a lor difesa, e su varj passi del poema si son pubblicati. Io non ho fatta menzione degli osceni epigrammi che sotto il nome di Priapeja sono stati in alcune edizioni aggiunti alle poesie di Virgilio. Ma intorno al vero autore di essi vi ha quasi tanti pareri quanti scrittori. A me certo non pare che il carattere comunemente modesto di Virgilio ci permetta il crederlo autore di tante laidezze; e pià probabil fra tutte mi sembra l’opinion di coloro che pensano ch’ella sia una raccolta di diversi poeti,tra’ quali possa avervi avuta parte Virgilio ancora, e Catullo e Ovidio ed altri (V. Fabr. Bibl. lat. l. 1, c. 12). XXm. Sesto Aurelio Properzio richiede a ragione di non andare disgiunto da’ tre poeti di cui abbiam finora parlato. Assai scarse son le notizie che ne abbiamo. Poco di se stesso, e quasi solo de’ suoi amori egli parla nelle sue Elegie. Caro ad Augusto e a Mecenate, canta spesso le loro lodi; e quindi è certo che a’ loro tempi egli visse; anzi è evidente ch’egli scriveva fino da’ primi tempi d’Augusto, perciocchè un’elegia abbiamo da lui composta per la battaglia di Azzio (l.!4, el. 6)! Certo è ancora ch’egli fiorì di mezzo a Tibullo e ad Ovidio; perciocchè questi parlando di Tibullo dice (l. 4 Trist. el. 9): Successor fuit hic tibi. Galle: Propertius illi; Quartus ab his serie temporis ipse fui. Nacque nell’Umbria, come egli stesso afferma (l. 1, el. 22); ma in qual città precisamente