Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/361

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3 • 2 PARTE TERZA sono di favole, di figure, di espressioni greche, che loro accrescono gravità e forza non ordinaria. XXIV. A questa età medesima appartiene Grazio dalla sua patria soprannomato Falisco. Appena sapremmo a qual tempo egli fosse vivuto, se Ovidio non avesse di lui e del suo poema fatto menzione nel distico stesso in cui parla di Virgilio, e con ciò indicato che presso al tempo medesimo vissero amendue: Tityrus antiquas et erat qui pasceret herbas; Aptaque venanti Gratius arma daret. L. 4 Trist, el. 9. Della caccia adunque che si fa coi cani scrisse egli un poema intitolato Cynegeticon, non indegno del tempo a cui egli visse. Erasene nondimeno perduta ogni memoria , e solo f anno 1534 videsi uscire alla luce, benchè mancante del finimento, dalle stampe di Paolo Manuzio per opera di Giorgio Logo, il quale ebbelo tratto da un antico codice che il Sannazzaro avea seco portato in Italia tornando di Francia, ove forse era stato prima dall* Italia trasportalo. XXV. A (questi poeti che vissero e morirono a’ tempi di Augusto, e le cui opere ci son pervenute, più altri voglionsi aggiugnere, le poesie de’ quali si sono infelicemente’ smarrite, o se alcune leggonsi sotto il lor nome, non è abbastanza certo ch’essi ne siano autori. Tra questi il più degno di lode pare che fosse C. Cornelio Gallo, seppure gli eruditi Maurini, autori della Storia Letteraria di Francia, ci permettono di chiamarlo italiano. Essi senza